Il posto cui appartengo
Incredibile l’autismo della mia adolescenza e post adolescenza. Ho vissuto in quella casa, prigioniero della mia precoce nevrosi, con i fantasmi raglianti della mia coscienza. Ho scritto cose che , a distanza di anni, non riesco più ad interpretare, se non sporadicamente, e mi meraviglio di come allora ci tenessi ad essere letto e commentato. Come quei bambini vissuti da piccoli con i lupi avevo inventato un linguaggio tutto mio, difficile oggi tornare a pensare in quelle linee, difficile anche solo tentare di ricordare cosa avessi voluto dire. Ai più sarò parso criptico, e ad altri sarò servito , con la mia attività di raccontastorie, a far fare una sana risata , confrontati dall’assurdo. L’altro giorno Stee mi ha chiesto cosa avrei voluto fare nella mia vita, la prima risposta è stata vaga e spettrale, nella seconda, eliminando la prima come scherzo, ho detto : avrei voluto fare lo scrittore. Ebbene, Stee, buona la prima, vorrei essere uno scomodo ectoplasma che infesta caserme abbandonate e sogni erotici di allievi sottoufficiali ventenni, sono troppo autistico per fare lo scrittore. Mi incanterei, come Dio, in un pippone allo specchio in cui non si viene mai.
Una parte di me, quella più legata a questo mondo, ha raccolto queste conchiglie, nel tempo. Ve le regalo.
E ce ne sarebbero tante altre ancora. Questo è il posto cui appartengo. Questo è il paese che riconosco.




