condizioni meteo sfavorevoli alla coscienza politica più coraggiosa (panchine umide)
elliott erwitt, milan, 1990
penso alla mia vita da squatter.
io non ho avuto davvero una vita da squatter, però avrei potuto. voglio dire, avrei potuto avere anche una vita da biochimico o allestitore di set per film porno, da lucidatore di armature nei musei, da ricamatore di ombelichi in sala parto, da carotatore di forme di formaggio, da progettatore di motori per razzi.
penso alla possibilità squatter per darmi sollievo, quando l’ansia portata dall’effettiva attività alimentante preme e segna le impalcature anatomiche come la scarificazione del bottone interno quando i pantaloni diventano stretti, quale fosse il gesto di sbottonarla, l’ansia.
avrei potuto essere squatter. che servirà mai, lobi e partizioni di faccia normalmente capaci di portare bulloni o simili - l’idea del piercing sul sopracciglio mi ha titillata diverse volte anche in questa vita qui, a ondate regolari e riassorbite ogni volta - saper annodare lo spago attorno ai cani per farci il guinzaglio, la bocca capace di legare le parole secondo una metrica diversa da quella del senso, chec-haiu-neur-operf-umare, natiche poco ossute per ammortizzare i marciapiedi, facilità di approccio con gli sconosciuti, disponibilità a lavorare in squadra, flessibilità di orario, attitudine a prendere decisioni e a focalizzare risultati anche lontani nel tempo, facilità di adattamento.
una sorta di precariato all’aperto.
vivere nelle case occupate ammortizzerebbe le spese dell’affitto/mutuo, azzerati i costi della manutenzione estetica, non ho mai mangiato molto - non so quanto costi mantenere un cane ma il cane sarà collettivo, sarà di tutti, qualcuno gli allungherà il resto di un panino prima o poi.
però non è tanto per una questione di contenimento economico dell’esistenza che mi autoinduco queste riflessioni con finalità sollievo, ma per lo sgombero mentale che immagino ci stia appiccicato, alla vita da squatter.
passerei le giornate a guardare il culo alla gente che mi cammina davanti cercando di schivare le mie gambe allungate seduta a terra.
è rinfrescante.
la dismissione di ogni responsabilità, la negazione di ogni forma di mia utilità, anzi, il compiacimento per essere mantenuta casualmente a spiccioli di sconosciuti in cambio di nulla.
rinfrescante. per quell’ora che durerei.
chec-haiu-neur-operf-umare.





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