manca sempre un pezzo per essere felice*
![cattelan[1].jpg](http://kafkahigh.cupiodissolvi.com/wp-content/uploads/2008/02/cattelan[1].jpg)
maurizio cattelan, bidibibodibibooo, 1996
tiro lungo, il telecomando manca il bracciolo del divano, ruotando di testa si lamenta con un rumore costoso per andarsi sicuro ad infilare sotto al divano.
sono i gesti compiuti per risparmiare tempo che ne fanno impiegare quantità da pil di stato frenetico, bastevoli per progettare costruire inaugurare a colpi di berlucchi la tav al netto di dispersione di folle incatenate e carezze economiche agli amministratori ecologisti integerrimi, per pratiche spedibili, se compiute in modalità standard, in un niente.
non stesse allargando l’emorragia del ritardo (che il paziente lo perdiamo, stavolta) si metterebbe a riflettere su come combacino bene i bordi tra l’incapacità di gestione temporale nella conduzione delle esigenze quotidiane e la sua incapacità a gestire la vita in generale.
le pile rotolano placide sul pavimento, ciascuna in una direzione diversa sfidando ogni legge della fisica e non avendo visto il punto di propagazione non sa dove andare a cercare il telecomando.
ma poi perché dovrebbe cercarlo?
per spegnere il televisore - la smettesse di accenderlo ancora prima di togliersi le scarpe entrando in casa, la sua prefica personale da costante rosario, e non sente niente e non vede niente, soltanto utile a farlo innervosire adesso.
i televisori hanno un grazioso pulsantino, peraltro, si dice mentre guarda la faccia allo specchio e forse ci stava farsi la barba ma ormai, dopo essersi cincischiato sulle conseguenze nello spazio tempo della caduta dei gravi, non è davvero possibile (il gatto si rimbalza tra le zampe una pila. la pila contiene sostanze tossiche, se la leccasse? non ce la fa a digitare su google ‘veleno pila gatto morte’, decide di rischiare, l’idea della sua mano lercia di sangue probabile esito del tentativo di togliere alla bestia il suo nuovo gioco lo disincentiva tantissimo, coraggio, vecchio mio, vedrai che ce la caveremo anche stavolta).
le chiavi sono ovunque tranne dove lui sa che siano, anche dopo i successivi aggiustamenti di rotta nella ricostruzione del suo tragitto poche ore prima rientrando a casa, gira come un idiota abbozzando i gesti senza affondare i passi quando si ricorda di essere poi andato in un’altra stanza e tornando indietro, esacerbando l’ira verso di sè e verso il genere umano tutto.
si riguarda allo specchio e gli sembra gli sia ancora cresciuta la barba, poi vede i pantaloni, si è cambiato i pantaloni, le chiavi sono in quelli che indossava prima.
il cellulare di sicuro si sarà dibattuto come in una tonnara, l’ha messo fuori vista apposta per non averne la certezza.
prende la porta, un occhio al gatto che ormai dorme sul termosifone, forse è il primo sintomo di avvelenamento da mercurio. ma allora è nato avvelenato, pensa.
che poi forse sarebbe meglio restare qui.
si è concentrato sugli aspetti pratici perché sono gli unici risolvibili. sul fatto che vederla gli faccia male, per rispondere alla pulsione impellente di essere semplice almeno con se stesso, diretto e senza virtuosismi linguistici - che confondono e non curano - non ci ha dedicato neppure un minuto.
che poi quello servirebbe. lo stesso spazio temporale necessario a lasciarla.
(i gatti che leccano le pile sono vivi e lottano in mezzo a noi)









