You feel like a bug!

30 Settembre, 2007

cellulose

Archiviato in: Diario — scritto da Kafkahigh @ 19:32

Gabrielle Wittkopr

Oggi ho camminato un po’ in via Roma e c’erano due chilometri di libri, tra banchi e bancarelle varie, io comunque gli acquisti li avevo già fatti, alla Bussola, venerdì sera, verso le dieci, mentre ero a spasso con Br1. Un libro con alcuni racconti di Kafka a fumetti, fatti da Peter Kuper, in un bianco e nero glorioso, assoli , riff di jazz spietato (vedi “l’avvoltoio” o “il ponte”) e un macabro gioiello d’avorio della collezione “ES”, intitolato “Il Necrofilo” , scritto da questa donna meravigliosa , tale Gabrielle Wittkop, nata nel 1920. Questo libro mi ha preso come uno schiaffo. Scritto meravigliosamente, quasi 100 pagine di piccole perle , immaginato come un diario di un ipotetico necrofilo, graziosi tableaux di nero Stige. Si flectere nequeo superos, Acheronta movebo…

Ve ne dono una pagina (meravigliosamente tradotta da tale Renato Baldassini) :

“16 luglio 19..

Ho appena visitato Capodimonte, il parco con i tritoni muscosi, il lungo castello giallo che, dietro i ciuffi di palme, ospita una meravigliosa pinacoteca. La morte di Petroniodi Pacecco de Rosa…Una composizione piena di movimento ma da cui traspira l’indifferenza; colori splendidi, limpidi, ma nessuna intuizione del soggetto. Perlomeno non quella che sento mia.
E proprio qui, a Napoli, nella pace della sua villa, Titus Petronius Arbiter, un nobile, un poeta, un uomo condannato, si è fatto aprire le vene dal suo medico. Attorniato dalle sue concubine e dai suoi schiavi greci che gli insinuavano la lingua nella bocca e gli carezzavano i capelli resi lisci dal bagno, ha visto cancellarsi il loro sguardo dietro un velo, perchè il suo stesso sguardo si spegneva come una lampada. Ha udito le loro tenere parole ritrarsi verso un altro pianeta perchè lui stesso stava per lasciare la terra. Sostenuto dalle loro braccia, ha probabilmente avuto il tempo di misurare la propria solitudine. Rovesciato sotto la dolcezza del loro sorriso, ha sentito quelle mani chiudersi sul suo membro ormai inerte, la sola forza che zampillava ancora da lui, raccolta in un corno di corallo rosso il cui arco perfetto univa il suo pugno al bacile d’argento. Ha sentito il nulla invadere il reticolo delle sue vene, la notte penetrare nella sua carne, dai lobi forati delle orecchie sino alle lunghe falangi piegate dal peso degli anelli, mentre le danzatrici incollavano la vulva sul suo corpo come le conchiglie sullo scafo di un vascello e le dita dei suoi efebi esploravano i suoi anfratti segreti. Nuotando nel suo bagno come nel liquido materno, Titus Petronius Arbiter sentì la vita sfuggirgli con la stessa dolcezza con cui un tempo era a lui venuta.
E’ così che si dovrebbe morire.”

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28 Settembre, 2007

All work and no play makes Jack a dull boy

Archiviato in: Diario — scritto da Kafkahigh @ 16:30

All work and no play makes Jack a dull boy All work and no play makes Jack a dull boy All work and no play makes Jack a dull boy All work and no play makes Jack a dull boy All work and no play makes Jack a dull boy All work and no play makes Jack a dull boy All work and no play makes Jack a dull boy All work and no play makes Jack a dull boy All work and no play makes Jack a dull boy All work and no play makes Jack a dull boy All work and no play makes Jack a dull boy All work and no play makes Jack a dull boy All work and no play makes Jack a dull boy All work and no play makes Jack a dull boy All work and no play makes Jack a dull boy All work and no play All work and no play makes Jack a dull boy All work and no play makes Jack a dull boy makes Jack a dull boy All work and no play makes Jack a dull boy All work and no play makes Jack a dull boy All work and no play makes Jack a dull boy

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26 Settembre, 2007

stee decollato

Archiviato in: Diario — scritto da Stee @ 8:55

il mio mal di testa è multiforme.
talvolta è a casco ma infilato al contrario, cala fino a chiudermi gli occhi. ecco, tipo quello di questa mattina (solita colazione a base di caffè e moment act. è imbarazzante quanto sia carne per pubblicitari, smanio per l’acquisto di qualsiasi nuovo prodotto messo sul mercato, fosse anche un rimedio contro il gonfiore della prostata).
altrimenti è a chiodo arrugginito infilato di sbiego nell’occhio - ma un chiodo lungo, che arriva ed esce alla tempia opposta o prosegue verso la nuca.
mentre il primo mal di testa mi rende molle e dondolante come un sabato pomeriggio al leonkavallo, il secondo mi irrigidisce con gli occhi senza pupilla, come già stessi subendo la recitazione in uno snuff movie.
poi ho il mal di testa a palla da bowling, in cui è come se qualcuno mi avesse infilato le dita negli occhi impugnandomi la testa per abbattere birilli, con conseguente stordimento dato dal rotolamento della scatola cranica e scontro con gli ostacoli (strike, almeno spero).
infine c’è quello a corona di metallo incandescente di una taglia troppo piccola per me, con la conseguente fuoriuscita dei bulbi oculari dopo l’investitura forzata a imperatore dell’universo.
io non soffro di nessuna malattia, neppure prendo l’influenza, grosso modo, dalla scuola media.
ho soltanto mal di testa.
ogni tanto penso di essere il mio mal di testa.
questo mi motiva con maggiore passione a cercare una cura definitiva.

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18 Settembre, 2007

I nervi

Archiviato in: Diario — scritto da Kafkahigh @ 19:34

Treni Italia

Ho mandato sonoramente a cagare un’impiegata di Trenitalia. Sono arrivato un po’ prima del solito e dovevo comprare i merdosi bigliettini per l’Eurostar. Tre sportelli su 6 aperti evvabbè, tre impiegate/megere, Mater Lacrimarum, Mater Suspiriorum e Mater Tenebrarum. Localizzo una fila non troppo piena e dopo una decina di minuti arriva il mio turno e chiedo quello che mi serve a questa signora(Mater Tenebrarum) sui 55/60 (Signora se sono di meno se li porta molto male) allo sportello numero 3, saranno le 18:55 circa. Lei candidamente mi fa : e ma io non he ho più, faccia la coda allo sportello 5 o 6. Al che io le dico la guardo scioccato e le dico che se pensa che io mi rimetta a fare la fila è proprio fuori di melone , visto e considerato che pochi passi la separano dalla sua collega con i merdosi biglietti e che sono entrambe nello stesso ufficio. Lei mi risponde che può vendere solo quello che ha lì in esposizione.(!!SIC!!! Cos’è un Tabacchino?) Io la mando a cagare.

Dico , ma è possibile? Ero così nervoso che mi meraviglio di non aver fatto volare qualche porcoddue o di aver fatto tanto chiasso da richiamare la polizia. Si è avvicinato il tossico a chiedermi soldi e gli ho risposto con una voce tipo l’Esorcista ” Non è il momento!” Non ha avuto cuore di insistere. Brutta vacca di una stronza impiegata di Trenitalia! Le chiappe dal quella cazzo di seggiola potevi muoverle benissimo! Brutta troia, quando te ne vai in Pensione? Che col tuo stipendio ci campano cinque pakistani a friggere patatine tutto il giorno da McDonalds! Sappi che questa notte la mia maledizione ti colpirà e ti ritroverai a cagare fuori l’anima MA MINCHIA! SENZA SUCCESSO! Che lo stimolo ti colga ma senza soddisfazione! Che colta da lla più nera disperazione tiri fuori il rosario fosforescente dal cassetto del comodino e cominci a recitare l’Ave Maria nella seppure misera speranza, tra la consapevolezza della morte imminente, e il rimorso per i tuoi peccati da impiegata cafona, di riuscire ad emettere anche un’ombra di stronzino, che dico, un piccolissimo impercettibile peto e….NON CI RIESCA!!!!!!

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16 Settembre, 2007

Das Sprechende Kopf

Archiviato in: Diario — scritto da Kafkahigh @ 8:52

Bleed

La domenica mattina generalmente sono devastato,( merito dei bagordi, merito del buon vino, del bicchierino di Genepì e della piacevole serata di sabato, con amici queerissimi) e infilo anche un tre quattro caffè prima che i miei neuroni inizino a reagire (e oggi la vedo particolarmente dura). Inizio a farmi un po’ di letture tra siti vari e poi passo a qualche blog, sono pochi quelli che leggo, ma di buona qualità. Inutile citarli, a volte , quando passo, lascio un commento, quindi chi li tiene sa.. e ciò mi basta. La vedo una cosa intima, un ‘tra me e te’ senza troppe pubblicità, che spesso sui blog puzzano di cortesia o di ruffianeria.

Qualcuno si ricorda della morte di Lady D e parla di un suo periodo cruciale, dieci esatti anni fa. Anche io attraversavo un momento di bivio atroce , proprio in quei giorni, scappato di casa , derubato e tradito, avevo perso la fiducia negli altri e qualcuno me l’ha fatta ritornare. In televisione i tg in olandese parlavano della donna che era morta nel tunnel, la principessa ecc … mi fregava assai poco, in quei giorni avevo solo due paia di pantaloni e tre o quattro t-shirt e ad Amsterdam iniziava già a fare freschino, e non posso scordarmi il primo acquazzone preso mentre andavo in bici dalla stazione del metrò fino a quella casa che profumava di legno, in Orteliusstraat. Avevo deciso che non sarei più tornato, e ci ero quasi riuscito, ma, otto mesi dopo, una brutta depressione e i sensi di colpa per i miei mi hanno fatto perdere coraggio e sono dovuto tornare in Italia e rimanerci.

Qualcun altro riesce a fare un resoconto, anno dopo anno, dei passi salienti della propria esistenza. Io non ricordo quasi nulla del mio passato, o meglio, mi ricordo i fatti ma non riesco a collegargli ad una determinata età, ad un preciso momento. Ogni notte chiudo gli occhi e il chip della memoria si resetta, così al mattino già non c’è più nulla, come quando non ci si ricorda di avere sognato. Tranne per gli eventi ’storici’ tipo “mi ricordo ancora la mia prima volta?” Sì certo, avevo 19 anni e lui ne aveva 26, ricordo che tutto avveniva come in trance, senza particolare coinvolgimento, come se l’avessi fatto solo per la curiosità , tutta mentale, di provare a vedere, a capire , a sentire. Sempre questa sensazione si è ripresentata , nei momenti meno opportuni, come fossi distaccato dal mio corpo, come se vedessi la scena dal di fuori e mi lasciasse indifferente, se non anche annoiato. Metto il pilota automatico e io mi guardo una puntata di Sanford & Son nel videoregistratore della testa. Penso che qualcuno dovrebbe prendermi a schiaffi, scuotermi, farmi sanguinare per tornare in terra lì, davanti a lui, a rendermi conto. A rendermi conto davvero.

Vista la mia riluttanza a scrivere , ultimamente, questo post è quasi un dono e , ragazzi, se non avessi letto i vostri post, non sarei stato stimolato. Quindi un grazie a voi :)

Segnalazioni :

1) Un fumetto(e adesso anche un film) 30 Days of Night! di Niles & Templesmith, se vi piacciono le storie di vampiri, provate a immaginare un inverno al polo nord , quando il sole non sorge più per molti molti giorni…

2) Una commedia gaya molto molto divertente, Adam & Steve. Archetipica e … vi scassate dal ridere. Giuro! Da non perdere x tutti gli amanti degli anni ottanta e per tutti quelli che credono nell’Ammorre!

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6 Settembre, 2007

dedicata ad alfredo, momento f.b. (scusa salvo, siamo ragazzi, si scherza, astenersi deboli di stomaco)

Archiviato in: Diario — scritto da Stee @ 15:21

guardarti gli occhi è masticare mandorle
sanno di estate di infanzia di soli pigri
voragini di silenzi rappresi oltre le spalle
ti scontornano come fossi l’ultimo altare
hai nella faccia muta il gesticolare allegro di uomini
che fingono di litigare giocando a carte
e ti distacchi dandomi le spalle da questa esistenza di plastica frusta
come un giocattolo che esce dal blister, ma senza padrone.

(tu avresti il coraggio, alf?)

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