Il Presepe in Svezia
Notizie come questa mi convincono sempre più che l’Italia è un paese di idioti.

Notizie come questa mi convincono sempre più che l’Italia è un paese di idioti.
Sono incappato in navigazione in un banco di sargassi : Qui. Guelfoghibellinismo senza freni. Leggete anche i messaggi moderati, allínizio. Non so se ridere o inorridire, potrei bipartisanamente INORRIDERE.
No comment.
Tempo fa avevo letto che ci si poteva sbattezzare e adesso mi chiedo : ci si potra’ anche disitalianizzare?
NB : Ci tengo a far presente che non tengo ne’ per i Guelfi ne’ per i Ghibellini.
Stamattina sul treno a un certo punto ho osservato gli altri passeggeri con la stessa attitudine documentaristica di un naturalista. E’ da lungo tempo che mi ritengo un darwinista convinto e anche un poco sconvolto. Vedere come questi eredi delle scimmie abbiano imparato a crearsi indumenti per coprirsi (una volta perso il pelo) , abbiano trasposto su essenze esterne la necessità di avere un odore desiderabile (l’odore del corpo in se’ rimane un taboo se non in contesti sessuali) , abbiano trasformato e astratto quanto più possibile tutto ciò che si poteva astrarre. Il benessere traslato in denaro e infine in astrattissimi ‘crediti’ che esercitate con una piastrina magnetica. Gli spostamenti dei pendolari di oggi cosa sono se non l’eco impallidita di ben altre migrazioni? I mezzi di trasporto che hanno sostituito le bestie da soma. La comunicazione stessa si è fatta sempre più rarefatta, codificata. Oggi stiamo tornando verso lo scritto dopo secoli e secoli di parlato, grazie alle nuove tecnologie, SMS ed Email in primis. Il cibo? Che dire della assurda ‘Matrix’ cui costringiamo milioni di animali? Li alleviamo in cubicoli, li droghiamo e imbottiamo di farmaci e infine ce ne cibiamo sotto forma di pezzi. Se non ci fossero rappresentazioni grafiche nessun bambino assocerebbe la bistecca e la mucca … Perchè ho la sensazione che stiamo facendo qualcosa di sbagliato?
Mi sveglio quando sono le ore 3:54 della Notte. Ho dovuto sfasciarmi per aggiustarmi. Un saporaccio in bocca e tanta tanta sete. Mi giro nel letto e accanto a me c’è uno addormentato. Ha la faccia come il fegato crudo. Mi afferra il braccio e apre gli occhi, azzurrissimi, di scatto e dice “Mamma!”. Mi sveglio e sono solo le 3:35. Niente mostri, niente sagome nere cogli occhi d’argento incollate come salamandre alla finestra…
Aggiornamento fine giornata. In un mondo ideale, come Edward Scissorhands , se trovassi una borsa piena di denaro per terra , anzichè portarla alla polizia, userei il denaro per fare dei regali alle persone a cui voglio bene.

Lunghe ore spese a parlarmi e rispondermi da solo. Non so cos’è ma so che non può prendere questa piega il passare dei giorni. Il Muezzin Mitocondriale canta la sua litania giornaliera nel dorato minareto a doppia elica. E le cellule impazziscono di amore che non è possibile spendere. Un sapore di cenere di sigaretta, ho fumato troppo in questa stanza. Spengo la luce. Le mie mani di notte, faute de mieux, si giungono.
Ho scritto questo sul treno (un po’ burroughs style) :
Di questi tempi i morti non rimangono stesi, passeggiano allegramente per l’esistenza e potete trovarne tracce se cercate bene con google. Ridicola mancanza di playfair da parte di fantasmi sbiaditi. Dall’altra parte di un @ c’è un lenzuolo che svolazza allegramente. Insomma che i nomi morti rimangano tali o finiscano al massimo nella cartella dello Spam. Se un morto vi citofona è perchè vuole vendervi qualcosa. Diffidate! Insomma, alla larga! Siamo stanchi di questa coabitazione forzata con DNA privo di grazia. Tenete le vostre sporche sequenze di acidi nucleici lontano dalle mie chiappe, disse il Neanderthal all’Homo Sapiens prima di effettivamente estinguersi. Aggancio una trasmissione di onde scrotali a bassa frequenza proveniente da qualche parte a Nord sulla mia radio a transitor del 1971 a cristalli di testosterone: Apri gli occhi e non puoi non notare le facce brutali, grottesche , intagliate rozzamente dei passeggeri nello scompartimento. Qualcuno ha vomitato un bezoar di peli riccissimi di culo nel lavandino del bagno dell’Eurostar.
Un’impiegata regionale cinquantenne respira bicarbonato di stronzio da un finto fazzolettino da talco che ripetutamente porta al naso facendo delle facce rivoltate all’indirizzo di una coppia di giovani finocchi. Si rutta anidride nella mano ad intervalli regolari. Risaie verdi in una distesa infinita. Casolari sperduti nella nebbia, rovinati e storti come denti cariati. Ragazzi anfibi vestiti con pagine ingiallite de ‘Il Corriere dei Piccoli’ tirano giù i corvi dal cielo col solo potere dello sguardo. Visioni di estati passate al fiume in bassa risoluzione.
credo di poter riuscire a battere il record di odio. ho litigato con quasi tutte le creature aerobiche che conosco, in genere sono anche infarinata di ragione, ma poi, alla fine, che importa.
mi offrirei come cavia per nuove tecniche di intervento, se il cattivo carattere fosse annoverato tra le malattie. mi si tenga presente, ho anche una salute granitica e non dovrei morire per scompensi durante l’anestesia.
c’è questa faccenda degli stati d’animo fuori sincro.
non sono una persona sequenziale, circostanze che motivano tristezza = tristezza. non subito, non esattamente in occasione dell’avvenimento in questione. la reazione emotiva arriva poi, slegata dal contesto, senza nessun rapporto con l’esistente che è in essere in quel momento lì.
forse, se non me ne dimentico, perché ho anche una memoria brevissima, e i moti dell’animo continuati mi annoiano, la vendetta mi slega la mascella dagli sbadigli.
tutto ciò eccetto che per gli allestimenti della mia ira, quella sguscia tra le dita come un bambino che vuole attraversare la strada da solo mentre scatta il semaforo, con la stessa brutale energia di autodistruzione.
e talvolta si confondono i piani, reazione emotiva aggressiva coerente con lo stato dei fatti in essere + stati d’animo pregressi non ancora evasi.
e si disfano i contorni annullandosi a vicenda, che a mescolare i colori poi esce fuori soltanto il nero.
Tu il mio orgoglio che può aspettare
e anche quando c’è più dolore
non trovo un rimpianto
non riesco ad arrendermi a tutti i miei sbagli
Sei tutti i miei sbagli