Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
è la materia di costruzione di questi giorni, la morte.
certo la cifra stilistica dell’ammonticchiare fatti di cronaca simili per dare il senso di essere sulla notizia dei giornali - delitti di stranieri, cani assassini, truffe mediatiche, stupri, l’autodifesa a forma di pistola, a seconda del filone della settimana - aggrava ulteriormente la percezione, ma intanto, è innegabile, si muore.
poi il calendario è coerente, con la festa dei morti. principalmente sarà occasione di riutilizzare il rossetto nero che il periodo goth dell’adolescenza ha portato in dote. e qualche copula di imboscati nei parcheggi dei cimiteri verrà disturbata da pie donne che hanno tardato a raccontare ad altre pari grado episodi della vita con il proprietario della faccia sulla lapide, tagliando gli steli dei crisantemi con le unghie che diventano verdi, e infilandoli a fatica nei vasi di plastica in equilibrio precaro sulle scale - anche il mio l’ho messo sopra, è più scomodo ma costa meno.
non ricordo nel dettaglio ma qualcuno di intelligente ha detto che è venuta meno la ritualizzazione della morte, che ha perso la propria natura ospedalizzandosi fino a residuare come estrema malattia, non più estrema fase dell’esistere.
a me l’idea di morire talvolta è di sollievo, lo dico piano, per non infettare nessuno che legga, ma talvolta è come se mi tenesse compagnia.
avrà sentito il marciapiedi con la pelle stupefatta - è così che ci si sente, è così che si muore - il 19enne preso a proiettili sabato, avrà capito di terminare?
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.





