Ritorno al pianeta

Sono un po’ raffreddato, o magari è lo stress. Sì è lo stress che mi abbatte e mi fa venire voglia di arrotolarmi in un bozzolo in attesa della prossima trasformazione, del prossimo viaggio. Roma è stata un’esperienza mista: da una parte tutto il contorno lavorativo, composto di sbattimento, studio matto e disperatissimo (per quanto abbastanza inutile, a volte mi sono sentito un idiota a non capire le cose che leggevo. Ma tant’è ormai l’esame l’ho dato e dovrei averlo passato, ma la conferma mi arriverà via mail dall’America nei prossimi giorni. L’ufficio era vicinissimo al Colosseo) Il fatto è che non puoi studiare bene lontano dalle tue cose, lontano da ogni forma di sollievo e dovendo affrontare ogni giorno situazioni nuove ,anche un po’ pesanti. Il secondo filo che mi ha legato a Roma invece è stato quello della scoperta della città, delle passeggiate, l’avere incontrato alcune persone che desideravo tanto incontrare. Lunedì e Martedì serate passate con i colleghi di lavoro, ristoranti carissimi e dove ho mangiato benissimo. I colleghi crucchi erano stregati dalle prelibatezze nostrane. Io ero stregato dalla bellezza della città, dalla gente bella che girava per Trastevere , dove improbabili prestigiatori indiani con accenti altrettanto improbabili si producevano in ingoiamenti di spade finte o ghigliottinamenti di mani con ghigliottine finte. Giovedì pomeriggio, in un baretto pieno di najoni che scoccavano sbaciucchi e ‘dobryi den’ alle turiste slave di passaggio ho incontrato finalmente il fratello Voyage, venuto apposta dall’Etruria per l’occasione. E di lì a poco avrei conosciuto anche i gentilissimi Sogniebisogni e Redrum (mi manca il link). Tra piacevoli conversazioni su cinema e architettura e cazzate abbiamo passato una piacevolissima serata (Eh sì , caro Sogni, il peperoncino della pizza si sente in entrate e in uscita, confermo
)) condita anche da qualche coup de theatre tipicamente romano: mentre stiamo passeggiando in una ridente via del quartiere La Garbatella assistiamo ad un principio di rissa tra un tizio che passava di lì , in macchina, e un altro che invece se ne stava placido sul balconcino della sua abitazione. Tutto un fiorire di ‘A Stronzo! A ‘nfame! Scendi! Sticazzi! E scendi che te piscio ar culo! (sic!) . Io e Voyage ne abbiamo ghignato per tutta la serata. Fratellozzo, è stato bello ridere insieme a te e guardarti negli occhi (e che occhi !!
)))
Ieri ho fatto un giornatone assurdo. Prima l’esame (durato 6 ore) , poi ho attraversato la Stazione Termini per lungo fino al treno per Fiumicino (sarà un chilometro e mezzo? ) e infine l’aereoporto dove ho fatto almeno 2 ore e mezza di attesa prima del volo per Torino. Meno male che avevo il libro ‘Tuttalpiù muoio’ a tenermi compagnia. L’ho quasi finito ormai. A Caselle è venuto a prendermi il dolce Glenda e stanotte alle 2.00 ho spento la luce e ho abbracciato il sonno. Mi sento che la vita mi scorre attraverso le dita in una sensazione ibrida fra tristezza e gioia , così indecifrabile e forte che potrei anche impazzire: Sono così contento di vivere che potrei anche morire.






