Proseguimento
La storia delle nostre anime è proseguita poi individualmente.
Kafkahigh ha fondato il Porto dei Santi
Mentre Stee è migrata su Steemisferi

La storia delle nostre anime è proseguita poi individualmente.
Kafkahigh ha fondato il Porto dei Santi
Mentre Stee è migrata su Steemisferi
Come ho preannunciato a Stee, questo blog chiude a fine mese. E’ durato anche troppo. Non capisco dove sia la tragedia, mi è sembrato di intercettare questo scrigno di denti chiuso come un pugno, come una trappola. Davvero non ce n’è bisogno. Davvero no, per favore.
Still Life (Fig), skylight 1B (Kenko) copyright 2005-2008 AlexEdg AllEdges (www.alledges.com)
E’ un bel gesto – toc e la bottiglia lascia il tappo sul bordo del tavolo, un movimento che implica più fiducia nell’avere la forza giusta che avere forza effettivamente.
Il locale respira persone freddamente, forse perché il livello dell’alcol nelle bottiglie ancora supera quello pisciato, l’amore accomodante da dilatazione delle pupille per il momento sta riposto elegante sotto le pieghe delle gonne corte che costringono le ragazze ad acrobazie glamour sedute sul dorso delle poltroncine.
Il bordo di vetro della birra si adatta al suo labbro inferiore, se ne accorge abbassando la bocca dopo aver bevuto. La barista raccoglie con due dita il tappo estratto e gli sorride, lui pensa che se fosse stato brutto forse avrebbe reagito rappresentando micidiali danni al legno del bancone per i graffi. O fosse solo stata di cattivo umore.
Forse ha un po’ troppe mutande ostese ma i jeans hanno un cavallo infinitesimale, se ne sarebbe dovuto accorgere comprandoli, solo che quando uno prova dei pantaloni non è che ci si siede.
I suoi amici hanno lottizzato due divani ad angolo, lui pensa di condividere la posa castrata femminile poggiandosi sullo schienale per non dover raccogliere tristemente i pantaloni al secondo giro da bere. Esponenzialmente il gesto di alzarsi dall’alcova morbida dei cuscini trattenendo la maggior parte dei vestiti si trasformerà in qualcosa di irrealizzabile incrementando i bicchieri vuoti.
La canzone trasmessa è la stessa da 4 giorni, gli sembra, perfino le frangette più entusiaste e docili hanno smesso di seguirne il ritmo.
Quando la cambiano però mugola come gli altri infastidito per la scelta musicale, il reggae cantato in meridionale può funzionare in un centro sociale ma non lì, un posto col cesso come scavato nel bianco puro accecante e il diffusore di patchouli e gli asciugamani singoli annodati a forma di fiore in una culla di raffia. In pieno nord ovest. Con la maggior parte degli occupanti i divani titolari di azzardi battesimali con usura di k e h.
Nei centri sociali si chiamano tutti pietro, emma, matilde, edoardo, teresa. Loro avrebbero azzardato anche un passo di taranta.
Il buffo è che difficilmente pietro e teresa disporrano di nonni che parlino il salentino.
Tipo come lui. Non si è mai neppure sforzato di capire che dicesse. Niente di interessante comunque.
La sensazione di noia per l’addio ai fianchi dei pantaloni lo rendono consapevole che il numero primo non è più adatto a quantificare i giri al bancone.
Si accascia pesante sui cuscini. La ragazza accanto a lui ha un cocktail pestilenziale alla puzza di frutta. Si domanda perché si ostinino a non riconoscere che l’alcol faccia loro schifo e, pur di bere, si massacrino di roba dolce per coprire il sapore della gradazione alcolica.
Il liquido è verde, l’odore non è di fragola, come la quasi totalità delle propaggini vetrose delle mani femminili del locale, sembra di fico.
Glielo aveva fatto scegliere, lui di sotto basso in maniera imbarazzante rispetto all’albero, e l’aveva preso battendo il ramo, raccolto ed aperto. Il fico era tiepido e gli era sembrato vivo, visto che era stato appena raccolto. Estate quasi finta tanto perfettamente aderente ai disegni infantili sull’estate. Suo nonno nel mentre non ricorda se avesse parlato.
Un bel gesto.
david simpson, rose and gold, 1998
pensavo di rimanere immobile, respirando il minimo sindacale.
se resto immobile esisto in difetto e genero conseguenze contenute. è tutta una questione di allenamento. è possibile vivere in 12 cmq di superficie mentale calpestabile, calpestandola il meno possibile.
potrei sedermi qui e stare. certo, per sedermi dovrei ingenerare movimenti ulteriori rispetto a che se assumessi così come sono ora la paralisi dello star fermo.
comincio già a sbiadire, mi sembra di dover pensare più ad alta voce per sentirmi ed ovatto in crescendo.
mi diluisco con lo sfondo e vado ad incrostarlo negli interstizi.
poi squillerà un qualsiasi bastardissimo cellulare a cucirmi contorni e riportarmi allo stato umano cromatico del distinguibile.
assenzio, van gogh, 1887
sarà il nuovo caldo a farglielo sembrare troppo complicato.
ancora non tale da appiccicare le lenzuola come fossero la tenda di plastica della doccia, ma comunque reale, da anticipazione credibile di quando stare a letto da sveglio sarà poco piacevole e condividerlo con qualcuno ancora meno.
sventaglia le palpebre con un ritmo di esatta metà del pulsare del cursone sullo schermo ma lubrificare gli occhi non gli attiva le dita, il file resta vuoto.
un puntello imbarazzante quando hai superato i 40, - mi serve come stimolo a comporre, il materiale umano da cannibalizzare non è mai sufficiente, che poi è come non smettere mai di lavorare - qualsiasi perifrasi a scopare in giro mi serve per scrivere è drammaticamente impudico e adesso che il giorno dopo conta intorno agli occhi i cerchi di ogni back’s corretta jack daniel’s lo è davvero ancora di più.
uscire dai locali e vedersi evidentemente assimilabile per appartenenza di razza ai padri assonati (presumibilmente con la maglia del pigiama sotto al giaccone) che vengono a riprendersi le figlie a cui magari hai appena finito di guardare la linea del culo mentre si appoggiavano al bancone succhiando la consumazione che aveva loro offerto massacra qualsiasi ego. e pure qualsiasi libido.
sì d’accordo, copiare le atmosfere, usare in assonanza la matematica del grado di inclinazione delle gole scoperte nel ridere, citare i diminutivi dei nomi proporzionalmente più leziosi col crescere degli anni delle proprietarie, tutto bello, volendo anche tutto vero, ma poi alla fine che era se non spremere ancora una volta l’efficacia della formula ‘io scrivo per la tv’?
sente una punta di vergogna, impossibile da fraintendere, come il mal di gola che ti annuncia l’influenza, che gli modifica il gusto in bocca della questua sessuale.
e lo schermo resta vuoto e tragicamente in grado di riempirsi, col pigolare del cursore, regolare, capace, soltanto se lui avesse qualcosa da scrivere.
l’affaticamento della prostata rende irreversibile la propensione elettiva per la cronaca sportiva.
Il viaggio di ritorno è stato un sottotono, come la musica che ascolto in cuffia mentre attraverso la devastazione dell’A4 sul pullman, è un fatto Torino parla e Milano non sente, e viceversa. Niente comunicazione, solo strade rotte che potrebbero portare dappertutto tranne che dove devi effettivamente andare. Mi sfregavo le mani ieri sera nella contenta consapevolezza che stamattina avrei potuto alzarmi tardi, fare tardi, bighellonare ancora con una tazza di caffè in mano. Non sapevo, io misero, che oggi sarebbe stata la seconda festa della strada in cui vivo (ne fanno una anche in autunno). Così intorno alle nove iniziano a sparare a palla musica tipo sudamericana sotto al mio balcone…. Il peggio sarebbe dovuto ancora venire, concerto di tre ore e mezza di un cantante napoletano , emulo di Giggi Nazzionale il quale mi ha tostato le trombe di eustachio finanche a 5 minuti fa.
Il silenzio di adesso è troppo apprezzabile, quasi mi commuove. Comunque la giornata ha riservato inaspettate svolte, come intorno alle 11:00 quando apro la finestra e orrore sotto al mio balcone un assembramento di motociclisti in tute di pelle inizia tutto di un botto a strombazzare e sgasare e WROOOOOOOUMMMM WROOOOOOOOUUMMMM WRAAAATATATATATATAAAAM (licenza marinettiana). Ma ho seriamente avuto il dubbio di aver preso un allucinogeno quando ho visto che lì accanto c’era un altare e il prete , che aveva appena finito di dire messa, ha iniziato a passare, gimkanando, attraverso le moto , e con il turibolo aspergeva i bolidi di sacra H2O pronunciando qualcosa (Dacci oggi il semaforo verde signore?)
Alla fine strombazzando e tuonando i centauri sono partiti sgasando all’impazzata in un delirio mistico finale che credo fosse l’equivalente di un Alleluia per trachee di scappamento.
Certe cose non le vedi neanche nei film di Jodorowski o in qualche sogno bagnato di Pappi Corsicato…
Ho trollato allegramente per la via nel pomeriggio, facendo acquisti inappropriati, un avvoltoio di plastica della serie Looney Tunes, un sapone di Aleppo con le scritte in arabo e una confezione di miele balsamico che sa di vicks.
La Palazza e Fefè mi hanno fatto compagnia in queste peripezie pomeridiane. Tanti peruviani con i vestiti tipo i mostri di power rangers , credo tradizionali, che facevano baila baila bailarè a circa ogni angolo lungo la via. Et J’aime ces types vicieux qu’ici montrent la bite!! (Non è vero… ma ci stava il verso un po’ chic)
Invece gustatevi qualche foto della perfida Albione.
Una meraviglia di poesia alla stazione di Waterloo:
Metropoli TANA
Skyline e pensieri : mi butto o non mi butto?